Il patentino per i droni

Il pilotaggio di alcuni droni prevede il possesso di un patentino che ne attesti l’idoneità alla guida. Ovviamente ci sono delle differenze oggettive. Infatti per i droni che hanno un peso specifico inferiore ai 25 kg e cioè quelli creati unicamente per realizzare video e foto, l’iter burocratico da seguire è meno complicato. Infatti occorrerà semplicemente un documento che attesti una comprovata pratica nel pilotaggio dei droni che consentirà di ottenere l’idoneità necessaria. In quel caso però l’ENAC si riserva di approvare la richiesta dell’utente a suoi insindacabile giudizio e cioè senza un parametro stabilito a priori e funzionale al tipo di valutazione richiesta.
Nel caso in cui possedete dei droni che superano il peso specifico dei 25 kg, allora è obbligatorio un vero e proprio percorso di formazione che si concluderà con il rilascio di un patentino, laddove il potenziale pilota frequenterà un corso a tutti gli effetti per imparare le tecniche base di pilotaggio. C’è da sottolineare che il Regolamento ENAC è stato redatto con termini aeronautici che si avvicinano al mondo dei droni, di conseguenza alcune regole sono soggette a varie interpretazioni che in alcuni casi rifanno lontanamente alle regole già esistenti dell’aereonautica civile.
Ricapitolando i droni di dividono in due categorie: l’areo-mobile, utilizzato per uso ricreativo che non prevede alcuna autorizzazione o patentino e il SAPR, impiegato prettamente per uso professionale, laddove il possesso del patentino è obbligatorio. Questi ultimo modelli si dividono al loro volta in due sotto categorie: quelli che con un peso inferiore ai 25 kg e quelli il cui peso varia dai 25 kg ai 150 kg al massimo.
Nel momento in cui bisogna presentare i documenti relativi per la registrazione all’ENAC, occorre identificare lo scopo di utilizzo del proprio drone, laddove le operazioni specializzate non critiche sono quelle in cui il velivolo può sorvolare solo su campi, boschi, fiumi deserti di persone, case, auto, barche e animali, mentre le operazioni specializzate critiche sono quelle in cui il velivolo è utilizzato per sorvolare sui centri abitati, piazze, laddove ci sono assembramenti di persone.

Palazzo Doria Pamphilij a Valmontone

Il Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone si trova nel territorio della provincia di Roma, ed è un palazzo baronale della famiglia da cui prende il nome.

Il palazzo e la Collegiata dell’Assunta adiacente sono le uniche strutture rimaste appartenenti al nucleo urbano antico di Valmontone: la città, infatti, fu quasi completamente rasa al suolo dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e quindi il suo aspetto attuale non ha nulla a che fare con l’assetto originario.

Tra l’altro il Palazzo Doria Pamphilj non ha potuto essere restaurato per un lungo periodo perché gli sfollati, a causa dei bombardamenti, si insediarono nell’edificio trasformando i suoi ambienti in unità abitative e rimanendovi fino a metà anni Settanta: a ciò seguì un periodo di incuria e abbandono che durò fino ad anni abbastanza recenti, quando fu effettuato un recupero totale della struttura.

Nato come castello fortificato della famiglia Barberini, nel 1651 passò, insieme al feudo di Valmontone, al principe Camillo Pamphilj, nipote di papa Innocenzo X, che ne fece la sua residenza di campagna. Il principe volle trasformare il castello in una città ideale intitolata alla sua famiglia, la più potente della Roma di metà Seicento. La Città Panfilia comprendeva anche la chiesa adiacente e tutte le strutture del borgo come la piazza del mercato, la foresteria, le carceri, le botteghe, il granaio, le stalle e l’armeria.

Doveva essere uno spazio alternativo lontano dalle tensioni cittadine e in cui i rapporti umani fossero più semplici: l’obiettivo fu portato a termine chiamando molti artisti di diverse specialità nel cantiere di Valmontone. La fase costruttiva durò fino al 1658, sotto la supervisione di Benedetto Molli, e vide una serie di interventi fino al Settecento.

Il Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone si caratterizza per una struttura massiccia e squadrata, dotata di 365 stanze. Gli ambienti più importanti e decorati si trovano nelle undici sale al primo piano, il Piano Nobile: qui sono stati restaurati in tutto il loro splendore gli affreschi seicenteschi di alcuni dei più importanti pittori dell’epoca, cioè il Borgognone, Pier Francesco Mola, Mattia Preti e Francesco Cozza. I cicli sono divisi per tema nelle quattro stanze degli Elementi (Terra, Aria, Acqua e Fuoco), la Sala del Principe, i quattro camerini dei Continenti (Europa, Africa, Americhe e Asia) e le due cappelle private dette di Sant’Agnese, la patrona della famiglia Pamphilj, e del Padreterno.

All’interno del Palazzo Doria Pamphilj vi è un museo archeologico molto noto e pregiato che si articola su due piani (pianoterra e Piano Nobile) e in due sezioni tematiche. La sede è stata inaugurata nel 2003 a seguito della scoperta nei dintorni di siti archeologici di notevole rilievo grazie ai lavori per la realizzazione di nuove infrastrutture per la linea ferroviaria ad alta velocità. La stipulazione di un accordo tra la società Treno Alta Velocità, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e il Comune di Valmontone hanno portato all’installazione del museo, in cui ospitare i dati raccolti e i reperti rinvenuti. Questi reperti sono esposti a pianterreno in cinque sale e coprono un arco temporale che va dall’età arcaica a quella romana tardo-imperiale, cioè dal IV secolo a. C. al IV secolo. L’ultima sala è stata dedicata ai pezzi archeologici scoperti nel 1996 nell’antica fornace di Colle Pelliccione per la manifattura di laterizi e collocabili tra il I secolo a.C. e il II secolo. La seconda sezione si articola nelle undici sale affrescate del Piano Nobile del Palazzo. Vi sono le allegorie dei quattro continenti (queste ultime seguono le descrizioni dell’Iconografia del Ripa) e dei quattro elementi e finisce con gli affreschi a trompe l’oeil del Salone del Principe realizzati da Guillaume Courtois e da Gaspard Dughet.

Fonte dell’articolo: http://www.magicvalmontone.it